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A novel by William Hopps

The Shadow of Fate

A novel by William Hopps

The Shadow of Fate

The Shadow of Fate

Capitolo II - parte 2 e 3

13/12/2005 - William.h

2.

Quando varcò la soglia del piccolo panifico antistante il forno, Randy Kilser e la moglie Teresa stavano al bancone servendo freneticamente la gente in coda di fronte a loro. Entrambi non si accorsero dell’arrivo di Mart dentro il locale.
Ad accorgersene pressoché immediatamente fu loro figlio Ben che portava dal forno una teglia appena sfornata di pagnotte calde.
<<Nonno!>>
Mart gli sorrise bonariamente.
<<Benny!>>
E si affrettò tra la folla verso il passaggio attraverso il bancone.
<<Oh ciao Pà!>>
<<Salve Mart!>>
Dissero marito e moglie dopo aver sentito il figlio.
Mart impiegò qualche minuto a raggiungere il lato interno del bancone dato che la gente all’interno del locale riconoscendolo lo tratteneva per dei rapidi saluti e scambi di convenevoli.
Quando infine raggiunse la sua meta trovò ad aspettarlo il viso radioso di suo nipotino Benny, otto anni di carica esplosiva.
<<Nonno!!>> ripetè saltandogli al collo e coprendolo di baci.
<<Piano, piano Benny. Così finirai per romperlo, il nonnino!>> disse la voce della signora alle sue spalle.
<<No no Ether!! Lascialo fare! Tra un annetto me la potrò solo immaginare un’accoglienza simile!!>>
<<Ma che dici nonno!!!>>
E lo abbracciò più forte.
Ben Kilser era molto legato al suo nonno paterno. Ed ogni domenica quando questi veniva a trovarli per lui era una festa nella festa. Fin da piccolissimo aveva avuto una sorta di adorazione nei confronti di quell’uomo e quando passeggiavano insieme per le vie del borgo e le persone che incontravano si fermavano a salutarlo, lui era al settimo cielo. “Guardate! Questo è mio nonno e io sono il suo nipote preferito!!” pensava. Da grande sarebbe voluto diventare come lui.
Mart mise giù Benny e gli posò una mano sulla testa scompigliandogli un po’ i capelli. Poi rivolse la sua attenzione verso figlio e nuora.
<<C’è lavoro oggi, eh?>>
<<Parecchio, come ogni domenica>>
<<Credo che pranzeremo un po’ più tardi Mart>> disse Teresa asciugandosi il sudore dalla fronte con un panno <<non ho avuto molto tempo per preparare il pranzo stamane>>.
<<Non preoccuparti Teresa. Resisterò.>>
Era ancora bella quella donna. Proprio bella. Si sorprese a domandarsi come fosse riuscito suo figlio Randy a conquistare una tale bellezza. Alta, per essere una donna, con capelli d’oro nonostante l’età non più giovanissima e degli occhi azzurri come il cielo, Teresa non aveva nulla da invidiare alle fanciulle dell’età di sua figlia, nemmeno per le forme del corpo che si mantenevano ancora affusolate e sensuali. Era una delle più belle donne di Nolem, esclusa sua figlia Jamie naturalmente.
<<Teresa, Jamie è di là?>>
<<Sì. Sta infornando le ultime teglie di pagnotte.>>
<<Vado a salutarla>>
Teresa gli fece un gesto di assenso con la testa e ritornò a servire il prossimo della fila di fronte a lei. Sapeva bene che non voleva solo salutarla. Le avrebbe sicuramente impartito qualche buon consiglio a suo modo. Senza farle particolari pressioni e ascoltando la sua opinione per poi ribattere garbatamente. Non era poi uno degli uomini più stimati della città?
In verità anche lei era preoccupata per la situazione in cui si era cacciata la sua Jamie. E i battibecchi avuti con lei nelle ultime settimane stavano cominciando a logorare il loro rapporto fino a quel momento splendido.
Si era accorta di non riuscire più a parlare a sua figlia in modo da farsi ascoltare da lei. Andava subito in escandescenze e cominciavano ad urlarsi contro entrambe, senza mai ottenere nulla ne in un senso ne nell’altro.
Era stata lei a raccontare del problema al vecchio Mart. Lo chiamavano “Il diplomatico” e forse era giunto il momento che mostrasse le sue abilità oratorie con sua nipote.
Randy aveva già provato a parlare con sua figlia ma il risultato era stato a dir poco disastroso. Jamie aveva infatti tentato la fuga da casa la notte stessa della discussione con suo padre. O, per meglio dire, del monologo del genitore.
Da quel giorno Jamie e Randy si scambiavano solo qualche parola niente di più, spesso senza nemmeno guardarsi in faccia.
Teresa aveva bisogno dell’intervento del “diplomatico” altrimenti la sua famiglia sarebbe entrata in piena guerra di lì a poco.

3.

Mart passò attraverso la porta che conduceva al forno retrostante il piccolo negozio. Di fronte a lui si presentarono quattro strutture in legno levigato alte poco più di due metri ciascuna. Queste erano costituite da una serie di scaffali anch’essi in legno ricoperti da un abbondante strato di farina; la sua famiglia li aveva utilizzati per porvi le pagnotte in lievitazione e adesso lo stesso faceva la famiglia del figlio. Erano tutti e quattro vuoti, segno che ormai si apprestavano a infornare le ultime forme di pane e a servire gli ultimi clienti. “Di che mondo e mondo mai sarà permesso a qualche cliente di rimanere senza il suo pane al forno Kilser” era il loro motto di famiglia ed era sicuro che anche il figlio Randy lo rispettava.
Attraversò lo stanzone in cui stavano le quattro strutture in legno e aprì la porta alla sua destra, quella che conduceva al forno. L’altra porta a sinistra si apriva invece sul laboratorio in cui i Kilser preparavano l’impasto e creavano le forme di pane.
Una vampata di calore lo investì immediatamente dopo che ebbe aperto la porta del forno. Mart non batté ciglio. Gli anni passati dentro quel forno lo avevano abituato al “vento caldo” di quella stanza.
La stanza dove era situato il forno era ampia e permetteva di poter preparare le teglie da infornare a una certa distanza dalle fiamme di modo da non dover sopportare l’elevato calore emanato dal fuoco per un tempo prolungato. La banconata di marmo in cui veniva svolto il lavoro necessario ad ogni infornata era situata nella parete opposta al forno.
Lì si trovava Jamie.
Il viso concentrato sulle forme di pasta lievitata che le sue mani ricoperte di farina andavano sistemando ordinatamente nelle teglie da infornare, sembrava mostrare che non avesse avvertito l’ingresso del “diplomatico” all’interno dello stanzone. Continuava tranquillamente a fare ciò che doveva senza dar segno di essersi accorta del vecchio Mart. Ma lui sapeva bene che quello era il suo modo di avvertirlo.
“Sta alla larga nonno” e ancora “Non intrometterti nella mia vita anche tu” erano i messaggi che quella finta indifferenza inviavano con forza nei suoi confronti. Aveva già visto quell’atteggiamento da parte di sua nipote e sapeva riconoscerlo bene. Quel modo di tenerti il broncio era inconfondibile.
<<Jamie…>>
Non si girò nemmeno a guardarlo.
I suoi splendidi occhi celesti come il cielo fissavano innanzi a se impassibili, ma l’irrequietezza che la pervadeva era già stata tradita dallo stringersi delle sue labbra normalmente ben disegnate e carnose, in due sottilissime linee orizzontali.
Stava subito per scoppiare. Ed era bastato solo pronunziare il suo nome.
Mart la osservò per qualche minuto indeciso su come proseguire senza che sua nipote esplodesse in una crisi di pianto nervoso.
Questo silenzio peggiorò le cose.
I movimenti della ragazza si fecero più veloci e nervosi. Il fazzoletto bianco che aveva legato attorno alla testa per trattenere i lunghi capelli biondi, cominciava a lasciarsi sfuggire alcuni ciuffi ribelli che le si posavano dolcemente sul volto e davanti gli occhi.
Quando con un gesto sbrigativo della mano si scostò alcuni di questi, la diga che reprimeva a fatica si infranse, e grosse lacrime presero a rigarle silenziosamente il volto.
La situazione era peggiore di come Teresa gli aveva detto. Sua nipote era stremata da quella veemente opposizione da parte della sua intera famiglia. Probabilmente si rendeva conto di essere sola per la prima volta in vita sua. Persa in un mondo che solo pochi giorni prima le era amico.
E lui era lì a darle il colpo di grazia.
Lei lo aveva già capito.
Prima di dire qualsiasi altra cosa si avvicinò di qualche passo a lei. Si fermò non appena poté sentire chiaramente il profumo delle pagnotte che stava maneggiando.
La tensione di Jamie divenne più evidente.
Provava un senso di fastidio alla sua sola presenza e, cosa peggiore, lei non gli aveva ancora rivolto una parola.
<<Tesoro, stai bene?>>
Che domande!!! Era evidente che non stava affatto bene! Adesso sarebbe andata su tutte le furie e gli avrebbe lanciato addosso un paio di forme di pane cominciando poi ad urlargli contro.
Invece restò lì.
Con gli occhi bassi, fissi sulle sue mani adesso immobili.

13/12/2005 - William.h


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