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Dellas e Taddei, ieri, Cassano e Iaquinta, oggi.

Iaquinta non rinnova: fuori rosa

Il mobbing nel calcio si maschera dietro la "moralizzazione".

21/09/2005 - master

La nuova moda del calcio e' questa: se un giocatore non rinnova il contratto con la propria societa' secondo i voleri della societa' va in tribuna. Nell'anno dei mondiali per giocatori in lotta per una maglia azzurra questo e' proprio un bel ricatto . Nessuna sorpresa quella di Iaquinta non e' di certo una storia inedita, e' successo anche 2 anni fa Dellas quando era al Perugia, lo scorso anno a Taddei con il Siena ed ora a Cassano con la Roma.

Questa tecnica sta ormai diventando una procedura comune tra le societa' di calcio che, pur di non perdere i propri gioielli a parametro zero, sono disposti a ricattarli relegandoli in tribuna. Attualmente Cassano ha perso il posto in nazionale proprio per la propria assenza dal terreno di gioco e lo stesso avverra' quasi certamente a Iaquinta se non si pieghera' alla volota' di Pietro Leonardi, dg dell'Udinese. Brutta tegola per un giocatore che si e' ritagliato un piccolo spazio azzurro con impegno e gol.

La nota stonata della situazione, se ce ne fosse qualcuna intonata, e' che Leonardi associa la scelta societaria alla volonta' di "moralizzare il calcio" . Dubito fortemente che sia morale introdurre introdurre mobbing e ricatti nel calcio. Se e' comprensibile che una societa' ha tutto il diritto di tutelare i propri interessi cercando di rinnovare il contratto in scadenza, non appare altrettanto etico umiliare un giocatore importante con ancora un anno e mezzo di contratto davanti a se.

La societa' bianco-nera, come quella giallo-rossa, ha tutto il diritto di gestire la propria rosa di giocatori come meglio crede, allo stesso tempo un lavoratore , come Iaquinta o Cassano, ha tutto il diritto di avanzare le richieste che ritiene opportune per rinnovare un contratto di lavoro. Se come ha dichiarato Leonardi a Radio Radio "Iaquinta ha fatto richieste che l'Udinese non puo' permettersi" e' sensato pensare che Iaquinta possa sondare il mercato per valutare se le proprie richieste sono eccessive o se invece e' la sua attuale societa' a sottovalurlo.

In tutto questo gli unici a pagare sono i tifosi, che non potranno assistere alle giocate di un attaccante capace di segnare una splendida tripletta al primo turno di Champions League, e di tutti gli italiani che non potranno avere il panzer di Udine in forma per il Mondiale Tedesco poiche' "Iaquinta starÓ fermo a lungo" .

Fate un po' quel che volete, ma per favore non parlatemi di "morale" .

21/09/2005 - master


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